Cos’hanno in comune un fiore che sboccia nel sogno e un antico maglio?

La poesia di un frammento magico sottratto al tempo e allo spazio.

A proposito di spazio, e accostandovi la parola ‘maglio’, chi è della mia generazione fa automaticamente un’associazione semantica: Goldrake!

Sì, proprio lui, il primo robot a entrare nelle fantasie di noi bambini degli anni ’70, era lui, che usava come arma il ‘maglio spaziale’ (anche detto ‘maglio perforante’). Si trattava di uno dei due pugni che si staccava dal corpo centrale del robot e si trasformava in una sorta di martello con delle punte trapananti.

Ma il focus qui non è sulle armi, benché spaziali, bensì su un prezioso e antico strumento di forgiatura conservato con cura in un ambiente che risale almeno al 1600. Però il ricordo è stato immediato e anche solo a guardarlo, quel grande martello con manico in legno d’acacia, temprato dall’acqua, che per secoli col suo battere e levare, come in una partitura musicale, ha forgiato utensili per generazioni, non può non aver ispirato poesie, se non proprio cartoni animati.

Siamo a Breganze, presso l’Antico Maglio, ed Enrico Mitrovich non poteva trovare luogo migliore per allestire la sua mostra di fiori onirici (Sapovnela, il fiore che si vede solo in sogno). C’è un legame tra le sue delicate e stranianti composizioni floreali dai colori inediti e ribelli e le stanze vecchie di secoli del Maglio di Breganze. È come se i fiori di Enrico fossero davvero sbocciati proprio lì, tra i ricordi di un mestiere antico, dimenticato e oscuro al XXI secolo ma quanto mai vivo in quell’aggregato di attrezzi perfettamente ordinati e ruote idrauliche e suoni cristallini di acciaio puro sull’incudine.

Grazie all’attenzione e alla cura delle generazioni successive all’ultimo fabbro, Angelo Giusto Tamiello, l’Antico Maglio di Breganze, rimane un ponte a cavallo del brolo e di un passato che con il fluire continuo dell’acqua ritorna a far muovere ruote e ingranaggi ed è questo muovere che riporta indietro ogni volta le lancette del tempo e, come una magia che dura il racconto di un’appassionata Valentina, a cui fa da delicata spalla Giacomo, ci fa rivivere le sensazioni di un mestiere creativo ormai estinto.

L’occasione era unica per visitare questa mostra dalla durata effimera, tanto quanto quella di un fiore che sboccia solo in sogno (23 maggio, la notte dei musei), ma rimangono le magiche sensazioni, i colori impressi sulla retina, e fortunatamente anche qualche fotografia a cui affidiamo l’arduo compito di restituire queste impressioni.

Il maglio è visitabile su appuntamento nelle ore serali e nei fine settimana

https://www.museomagliobreganze.it

I quadri della mostra Sapovnela, e altre opere di Enrico Mitrovich, si possono ammirare qui:

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